Notte Verde, il discorso di apertura di Casa delle Agriculture: “Tolga il sonno a tutti, Gaza”
Buonasera e bentrovati a tutte e tutti alla XIV edizione della Notte Verde!
Grazie per essere qui, grazie per la vostra importante presenza anche durante i preludi, grazie per l’attenzione che dedicate agli approfondimenti che ogni anno cerchiamo di proporvi.
PACE, AGRICULTURE, UTOPIE, COMUNITÀ: d’ora in poi la Notte Verde si presenterà con queste parole chiave. Abbiamo scelto di anteporre la parola Pace al nostro vocabolario, perché ci siamo resi conto di averla trascurata, di averla data per scontata. Ci siamo resi conto che abbiamo bisogno di ripetercelo a memoria quell’art.11 della nostra Costituzione che dice che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“: è ciò che ci richiama a responsabilità non solo nel rimarcare il dissenso dinanzi ai conflitti in corso – tutti, dall’Ucraina a Gaza passando per le guerre dimenticate come quella del Sudan – ma anche nella costruzione di quel processo di “pace attiva” che richiede una pratica quotidiana, un esercizio costante di dialogo tra i popoli, di giustizia sociale, di cura della terra, di legami di comunità. Richiede un impegno collettivo a “Liberarsi dalla guerra, dal militarismo, dalla distruzione ecologica, dall’incombere dell’apocalisse civile o militare che sia”, come scriveva Alexander Langer, a cui abbiamo dedicato la Notte Verde nel 2021 e di cui quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della scomparsa. La “Pace attiva” di cui Langer parlava è una bussola per tutti noi, assieme all’altro tema che abbiamo voluto rimarcare in questa edizione: l’urgenza di riconoscere la Natura come soggetto titolare di diritti dinanzi a speculazioni e affarismi, ma anche dinanzi alle conseguenze ambientali catastrofiche dei conflitti in corso.
Per tutto questo, la XIV edizione è dedicata ad Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore tarantino che ha messo al centro del suo lavoro “l’umanità stratificata e complessa” per fare luce sulle ferite e i conflitti del meridione, sulle ingiustizie e le frontiere del vecchio e nuovo secolo. Un punto di riferimento imprescindibile per coltivare un nuovo sguardo e una nuova ecologia delle narrazioni. Ad Alessandro, che ci ha lasciato troppo presto, va tutto il nostro abbraccio e il nostro applauso.
“Sento spesso l’odore del sangue dentro le narici. Le bombe. La polvere sopra mio figlio. Pezzi di corpi. I corpi dei nostri bambini, dei nostri genitori, dei nostri fratelli e sorelle, dei nostri amici. La corsa per prendere un sacchetto di farina, una roulette russa, non sai se un proiettile ti colpirà in testa, se tornerai vivo a casa. Lo stomaco che si spezza, senza cibo da giorni. La fame che ti stordisce, che non urla, che ti scava. Il cuore in gola non si trattiene, si spezza. Io da questo incubo posso svegliarmi. Mi resta addosso l’angoscia.
Che tolga il sonno a tutti, Gaza. Che lo tolga a tutti coloro che possono fermare questo sterminio e che non lo fanno. Lo abbiamo capito: il mondo non è impotente, il mondo sceglie di esserlo dinanzi a questo genocidio in corso”.
Tolga il sonno a tutti, Gaza. Lo tolga anche a noi, noi che viviamo nei nostri piccoli mondi e guardiamo distratti questo sterminio in presa diretta, un racconto possibile solo ed esclusivamente grazie agli operatori dell’informazione gazawi: ne sono morti circa 270 in neppure due anni, come in nessun’altra guerra moderna. 270 come Mariam Abu Daqqa, uccisa nell’ultimo raid: il suo volto è qui, campeggia su questa piazza grazie all’opera su tessuto dell’artista Nikolay Olenikov che ringraziamo di vero cuore. Sono loro la voce e gli occhi su Gaza in questa che è una guerra anomala, l’unica in cui alla stampa non è dato diritto d’accesso, la voce da far tacere e gli occhi da chiudere per sempre a suon di missili e pallottole. Il resto è propaganda.
Noi non vogliamo sentirci estranei a questa storia. La nostra testa e la nostra anima sono lì. Allora siamo qui a manifestare, denunciare, parlare, donare, boicottare, disobbedire: faremo tutto quello che è necessario ed è nel nostro (piccolo) potere per non abituarci a questo dolore, per sentire questa ingiustizia nella nostra carne viva, per non lasciar raffreddare il cuore. Recuperiamo tutta l’umanità che stiamo perdendo, rendiamola esercizio quotidiano. Non è solo Gaza ad avere bisogno di noi, siamo anche noi ad avere bisogno di Gaza, emblema di un popolo che lotta per resistere e per esistere: tutto quello che sta accadendo – il diritto internazionale calpestato, la disumanizzazione dei civili e persino dei bambini, l’indifferenza o, meglio, la calcolata e gelida differenza nel reagire da parte degli Stati “democratici” che usano pesi e misure diverse e che in due anni non hanno irrogato una sanzione che fosse una a Israele – tutto questo, se passerà come se nulla fosse, se verrà normalizzato, se continuerà ad essere giustificato e assolto, ci condurrà nel baratro. Lì dove ci ha condotto finora.
Chi vuole far credere che tutto sia iniziato il 7 ottobre 2023 mente sapendo di mentire. Distorce la realtà, una realtà che dura da ottant’anni. Ecco perché facciamo appello anche agli ebrei in Israele e sparsi per il mondo che prendono posizione contro questa barbarie: ribellatevi, fatevi sentire, siate all’altezza della vostra grande Storia, fate pressione fino al punto di costringere Netanyahu a fermarsi. Noi siamo con voi.
Non funziona più la demonizzazione che è stata riservata a chi, come noi, ha sempre seguito e incoraggiato la causa palestinese. Abbiamo studiato a fondo la Storia, noi abbiamo imparato la lezione e, tra l’altro, abbiamo nel dna del Salento la storia dell’ebraismo: antisemiti non lo saremo mai. Saremo, invece, sempre contro questi sionismi che dalla Cisgiordania alla Striscia di Gaza non vogliono lasciare spazio e respiro alla terra di Palestina.
Prima di passare la parola per gli altri saluti introduttivi è il tempo dei ringraziamenti.
Al Comune di Andrano, che continua a credere nella Notte Verde. A tutte le realtà istituzionali e sociali che sentono propria questa Notte e da 14 edizioni la animano; al Gus e Auser, ormai co-organizzatori a pieno titolo dell’evento; a tutte le associazioni sorelle; ai volontari arrivati da ogni parte d’Italia: quello che vivrete su queste strade è l’abbraccio corale di realtà che non vogliono arrendersi al freddo di questi tempi e che attraverso la terra, il cibo, la biodiversità hanno trovato la chiave per praticare fratellanza.
Grazie a tutti gli ospiti che hanno accolto il nostro invito ad esserci in queste serate. Tra poco su questo palco sarà per noi un grande onore poter ascoltare la lectio magistralis di Sigfrido Ranucci e il dialogo sulla Palestina tra Luisa Morgantini e Alfio Nicotra. Ripeto, ne siamo onorati e vi ringraziamo.
Consentitemi un grazie, da ultimo, a tutte le compagne e i compagni di Casa delle Agriculture: la nostra forza sta nella nostra capacità di avere chiara la strada che abbiamo intrapreso, nella consapevolezza che indietro non potremo e non vorremo tornare; la nostra forza sta nel bene fraterno che ci sorregge, ci aiuta a non ridurre a piccoli i nostri grandi pensieri, a dare sostanza agli ideali con i quali siamo cresciuti, ad avere le spalle larghe per dire molti no e non prestare il fianco alle lusinghe di turno. La coerenza ha un prezzo, ma la Notte Verde con il suo calore lo ripaga sempre tutto. Mi rendete orgogliosa di rappresentarvi su questo palco.
Buona Notte Verde a tutte e a tutti!