Itinerario Trice-Bosco-Principano

L’itinerario ha una lunghezza di 2,6 Km e un tempo di percorrenza di 35 minuti. 

Il percorso è pianeggiante: il 90% in asfalto, il 10% in sterrato battuto compatto.

Punto di inizio: Largo Trice, a Castiglione d’Otranto; strade attraversate: strada vicinale Rose Marine e strada comunale Macchia di Ponente, entrambe nel territorio di Tricase; punto di arrivo: Croce di Principano, a Depressa. L’itinerario può anche essere percorso al contrario. Si tenga conto, in aggiunta, del tempo necessario per il ritorno, se si decidesse di fruire di questo itinerario in maniera singola: si può tornare indietro percorrendo la SP 167, per 1,40 km e 21’ di percorrenza. 

Si tratta di un itinerario fortemente caratterizzato da tracce storiche e di fitostoria.  

Si può parcheggiare nei pressi del cimitero di Castiglione d’Otranto, in Largo Trice, luogo che merita di essere visitato e conosciuto assieme alla Cappella di S.M.Maddalena e alla cripta dello Spirito Santo (si veda descrizione storico-archeologica) e al Mulino di Comunità. Qui si possono anche noleggiare le biciclette.

I primi 200 metri in direzione Sud costeggiano l’asfalto della SP167, per poi proseguire alle spalle del cimitero, svoltando a destra per Strada vicinale Rose Marine. La strada presenta due diversi tipi di fondo: i primi 250 metri sono sterrati e ben battuti, mentre il tratto successivo sino alla fine è asfaltato. Questa stradina è delimitata da muretti a secco, oltre i quali spuntano esemplari vetusti di quercia spinosa. Proseguendo, si giunge a un punto molto caratteristico per la sua architettura rurale: qui si trova una pajara con un antico forno e una pergola, situata in una località nota come “Funnu Brunitta”, cioè “Fondo Quercia spinosa”, che nel dialetto locale è, appunto, conosciuta come “brunitta”. 

Da questo punto, è possibile inoltrarsi a piedi in un sentiero sterrato retrostante con roccia affiorante: è il sentiero che conduce in zona “Voscu” (Bosco) e al termine del quale è possibile visitare un’antichissima cava

Tornando sul percorso principale, poco più avanti si incontra un imponente esemplare di leccio, anch’esso testimonianza dell’antica presenza di boschi. Infine, giunti all’incrocio con la Strada comunale Macchia di Ponente, si svolta a sinistra per proseguire su questa arteria, completamente asfaltata. In questo ultimo tratto, vi sono due punti di grande interesse: “OrtoFiorile”, campo con annessa serra coltivato con metodi naturali dai pazienti della vicina comunità alloggio “Villa Fiorile” della coop.sociale L’Adelfia, che si occupa di riabilitazione psichiatrica; “Croce di Principano”, in maniera errata considerato un menhir pre-protostorico, ma più correttamente una “pietra fitta”. Porta il nome del casale medievale di Principano, che si estendeva di fronte e intorno (si veda descrizione storico-archeologica). L’itinerario termina poco più avanti, in corrispondenza con l’intersezione della SP167, dinanzi alla Chiesa di Sant’Elia Profeta.

VIE DI FUGA. Se si decide di non proseguire con i successivi itinerari alternativi, Sant’Elia o Pajare, si può tornare indietro lungo lo stesso percorso, calcolando ulteriori 2,6 km e 35 minuti di tempo di percorrenza. In alternativa, si può tornare a Castiglione fiancheggiando la SP 167: distanza di 1,4 km e 21 minuti di tempo di percorrenza

IL PARCO COMUNE DEI FRUTTI MINORI IN CAA

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IL PARCO COMUNE DEI FRUTTI MINORI IN LIS (VIDEO)

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Trice

CODICE SENTIERO

COMUNI INTERESSATI

Andrano (Castiglione d’Otranto)

MODALITÀ

Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino

PARTENZA

Incrocio con Strada vicinale Rose Marine 

ARRIVO

Alle spalle del cimitero di Castiglione

LUNGHEZZA

200 metri

TEMPO DI PERCORRENZA

30 minuti

INTERESSE

Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale

DIFFICOLTÀ

clicca qui
  • Turistico (T) – Escursionistico (E) 
  • Mediamente difficile per persone con disabilità motoria (Largo Trice è sterrato, poi inizia la strada asfaltata)
  • Mediamente difficile per persone cieche (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata)
  • Facile per persone sorde 
  • Mediamente difficile per

    persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)

Itinerario Trice-Bosco-Principano  GPX

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no elevation data
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maximum elevation: no data
elevation gain: no data
elevation loss: no data
duration: no data

Strada vicinale Rose Marine

CODICE SENTIERO

COMUNI INTERESSATI

Tricase (Depressa)

MODALITÀ

Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino

PARTENZA

Incrocio con Strada vicinale Rose Marine 

ARRIVO

Incrocio con strada comunale Macchia di Ponente

LUNGHEZZA

1,25 km

TEMPO DI PERCORRENZA

20 min

INTERESSE

Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale

DIFFICOLTÀ

clicca qui
  • Turistico (T) – Escursionistico (E) 
  • Mediamente difficile per persone con disabilità motoria (Largo Trice è sterrato, poi inizia la strada asfaltata)
  • Mediamente difficile per persone cieche (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata)
  • Facile per persone sorde 
  • Mediamente difficile per

    persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)

“Funnu Brunitta”

“Funnu Brunitta”

Santa-Maria-Maddalena

Santa-Maria-Maddalena

largo trice

largo trice

Mulino di Comunità

Mulino di Comunità

Croce Principano

Croce Principano

torre colombaia

torre colombaia

Strada comunale “Macchia di Ponente”

CODICE SENTIERO

COMUNI INTERESSATI

Andrano (Castiglione d’Otranto)

MODALITÀ

Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino

PARTENZA

Largo Trice

Clicca sulla bandierina per Google Map

ARRIVO

Alle spalle del cimitero di Castiglione

LUNGHEZZA

200 m

TEMPO DI PERCORRENZA

15 min

INTERESSE

Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale

DIFFICOLTÀ

clicca qui
  • Turistico (T) – Escursionistico (E) 
  • Mediamente difficile per persone con disabilità motoria (Largo Trice è sterrato, poi inizia la strada asfaltata)
  • Mediamente difficile per persone cieche (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata)
  • Facile per persone sorde 
  • Mediamente difficile per

    persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)

  •  Largo Trice era antico passaggio di strade di collegamento. Ha muri medievali. Intorno, ci sono grotte sotterranee e tanti pozzi.
  • Cappella di S.M.Maddalena, antico culto a cui è stata legata una fiera agricola che si teneva il 22 luglio. 
  • Cripta dello Spirito Santo , è a 100 metri dalla chiesetta, scavata nella roccia. 
  • Mulino di Comunità, dove si macinano i cereali coltivati in zona.  Qui si possono anche noleggiare le biciclette.
  • “Funnu Brunitta”,  una campagna con una costruzione in pietra con un antico forno e una pergola. 
  • “Orto Fiorile”, campo con annessa serra coltivato dalle persone che vivono in una vicina comunità alloggio; 
  • Una torre colombaia medievale, dove si allevavano i colombi;
  • “Croce di Principano”, una grande pietra conficcata nel terreno e su cui vi sono incise croci. 

LA BIODIVERSITÀ E I SUOI CUSTODI

L’itinerario è culla di un’antica area boschiva, parte dell’ultimo grande polmone verde del Salento, il bosco Belvedere, raso al suolo tra il XVIII e il IX secolo e di cui rimangono solo piccole zone  residuali, come il Bosco “Macchia di Ponente”. Quest’ultimo, ben visibile ad est e distante circa 1,5 km in linea d’aria, è un’area naturalistica protetta estesa per circa 13 ettari. Classificato come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) dal 1995, è circondato da un alto muro ed è inaccessibile (https://itinerari.galcapodileuca.it/index.php?module=content&object=421).

Proprio per la vicinanza a questo luogo, l’itinerario ricade nell’oasi di protezione “Corfiadi – SIC Bosco Macchia di Ponente”, che si estende verso est per 673 ettari ed è destinata al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica. Qui è vietata l’attività venatoria. 

L’area percorsa dall’itinerario è stata adibita progressivamente a pascolo e oliveto, con piccoli appezzamenti di terreno coltivati. Tuttavia, a svelare l’originaria natura boschiva sono alcuni toponimi (“Voscu”, “Funnu Brunitta”) e la presenza di alcuni maestosi esemplari di piante. 

Particolare interesse dal punto di vista naturalistico riveste, all’inizio di strada vicinale Rose Marine, una dolina naturale assorbente (39°59’11.67’’N – 18°20’35.20’’E), una depressione carsica, attualmente coperta da arbusti di fico selvatico e rovi. 

I margini dei terreni coltivati sono caratterizzati, com’è tipico da queste parti, dalla presenza di diversi alberi di perastro (Pyrus pyraster, in dialetto locale “pirazzo”), frutti minori le cui bianche fioriture nella stagione primaverile sono molto apprezzate dagli impollinatori. 

Lungo il percorso si possono osservare diverse architetture rurali di grande pregio, come le “pajare gemelle”, tre ripari trulliformi a pianta rettangolare, poste a poca distanza l’una dall’altra sullo stesso asse, al centro di un esteso fondo, probabilmente un tempo condotto a seminativo e pascolo. L’incredibile somiglianza di queste tre strutture ci informa che la loro costruzione è avvenuta, probabilmente, in contemporanea, ad opera delle stesse maestranze, purtroppo anonime. La grande perizia e la tecnica edilizia piuttosto evoluta lasciano ipotizzare una datazione riconducibile ai primi del Novecento.

A poca distanza, si erge “Funnu Brunitta”, dove è possibile trovare un particolare riparo trulliforme di forma troncopiramidale, abbellito da una pergola. È dotato di un forno ancora ben conservato, dal cui interno sono state asportate le chianche in pietra (“pirumafru”) usate per la cottura del pane ma anche per l’essiccazione di fichi e pomodori. Strutture di questo tipo, potevano essere condivise da più unità familiari, pertanto sono testimonianza anche di una dimensione collettiva del lavoro oggi purtroppo perduta, ma nella quale si esprimeva appieno il senso di appartenenza alla propria comunità. 

“Brunitta” è il nome dialettale, caduto in disuso, della quercia spinosa o di Palestina (Quercus calliprinos), pianta tra le più presenti nel nostro parco, tenuta scrupolosamente sotto controllo dai contadini che ne temevano la loro invasività. Trova ora nuova vita soprattutto all’interno o a ridosso dei muretti a secco, che hanno conservato nei decenni le ghiande. Con l’abbandono delle campagne, tali cosiddetti “macchiali” non trovano più ostacoli per la loro espansione. Lungo i corridoi e i margini, si ritrovano, inoltre, esemplari di fico, rovo, ulivo selvatico, lentisco, carrubo. Un leccio secolare (39°58’9.68″N – 18°20’43.39″E) è segnalato perché importante residuo dell’antico bosco che occupava la zona. Nei fondi privati, si ritrova una ricca flora: Artemisia, Buddleia, Petunia Messicana, Erba Aglio,  Forsizia, Lantana, Dafne. 

 

Scopri i custodi di questo itinerario

Centro di trasformazione polivalente per ridare valore alla biodiversità cerealicola e leguminosa, ma anche arnese culturale per praticare la democrazia del cibo. Il Mulino di Comunità, primo in tutta Italia, nasce nel 2019 grazie a tanto impegno volontario, donazioni dal basso e un contributo della Regione Puglia e di Fondazione CON IL SUD, per chiudere una filiera che parte dalla coltivazione organica di terreni in disuso concessi in comodato d’uso gratuito dai proprietari a giovani del posto. È uno strumento pensato da Casa delle Agriculture per combattere lo spopolamento nelle aree rurali del Salento attraverso forme di economia civile, per incentivare un ritorno alla terra alimentando la spinta ad un’autoproduzione agricola naturale, nonché per garantire equo accesso al cibo sano anche alle fasce sociali più svantaggiate.

“La campagna rappresenta un posto dove si può urlare il proprio disagio e nessuno ti dice niente”. OrtoFiorile è un luogo di incontro, convivenza e formazione nel quale si producono ortaggi biologici e si sperimentano relazioni. In questo terreno di circa un ettaro, dotato anche di serra, è in corso un progetto di agricoltura sociale di grande valore, avviato nel 2015 dalla cooperativa sociale L’Adelfia, pioniera in Puglia nell’ambito della riabilitazione psichiatrica. Il progetto agricolo, che nel tempo ha visto la collaborazione anche di Casa delle Agriculture, è particolarmente efficace per chi si confronta con diverse forme di disagio: serve a sviluppare motricità, rafforzare l’autostima, migliorare la capacità di apprendimento, favorire la socializzazione, riconoscere e gestire le emozioni, aumentare la percezione di se stessi, orientarsi al mondo del lavoro.

OrtoFiorile è anche un esperimento economico innovativo: in questo campo, attraverso l’agricoltura naturale e l’allevamento di animali di piccola taglia, sotto la guida di un tutor contadino, lavorano i pazienti di Villa Fiorile, la vicina comunità alloggio che sorge di fronte alla Chiesa di Sant’Elia Profeta. Si producono porri, bietole, finocchi, pomodori, fragole, cavoli, insalate, spezie ed altri prodotti, che servono a soddisfare il fabbisogno interno delle diverse strutture de L’Adelfia.

TRACCE DI STORIA

Questo itinerario è un autentico percorso nella storia, dall’inizio alla fine. Attraversarlo significa viaggiare in diverse epoche e vicissitudini, ma per farlo bisogna saper “leggere” le pietre, le piante e i toponimi.

Si inizia da Largo Trice, a Castiglione d’Otranto, importante snodo viario sin dall’antichità, con le strutture murarie tardomedievali osservabili lungo il suo perimetro. Quest’area, circondata da numerosi ambienti ipogei, è legata al culto di S.M.Maddalena e ha ospitato una storica fiera agricola in suo onore. 

Quando si imbocca Strada vicinale Rose Marine, ci si addentra in un’area che fino agli inizi dell’Ottocento era parte dell’antico Bosco di Belvedere: la memoria della foresta si ritrova nei toponimi e negli imponenti residui boschivi lungo il percorso. 

Attraversare Strada Macchia di Ponente, infine, vuol dire camminare nella storia di Principano, casale medievale nato in età bizantina sui resti di un praedium rusticum, una villa o un vicus di età romana.

  • Trice, il culto di S.M. Maddalena e gli ipogei

Muro di epoca tardo-medievale in Largo Trice; Lo sbarco di S.M. Maddalena nei pressi di Marsiglia, affresco dell’altare della cappella; L’ingresso di una grotta ipogea accanto a Largo Trice; Cripta dello Spirito Santo

Tra le aree a ridosso dell’abitato di Castiglione d’Otranto, Trice sembra essere quella più densa di evidenze archeologiche ancora ben visibili. Il toponimo indica un importante snodo stradale, verosimilmente attraversato dalla via Sallentina, asse viario di origini messapico-romane che, provenendo da Tutino, attraversava Depressa e si biforcava proprio vicino a Castiglione in direzione di Diso e di Andrano-Marittima. Si giustifica, così, la presenza in paese di un piccolo maniero, per operare un controllo delle merci e dei pedaggi e per garantire la sicurezza di coloro che percorrevano questa strada. Si spiegano anche i numerosi tentativi dei feudatari angioini locali di annettersi il confinante casale di Depressa, per un controllo pressoché totale dei traffici lungo l’arteria.

La via Sallentina mantenne il carattere di principale direttrice anche dopo l’epoca romana: lo testimoniano i diversi lembi di strutture murarie antiche osservabili lungo il perimetro occidentale del Largo Trice e che rimandano a tecniche murarie documentate per le abitazioni della Terra fortificata di Muro Leccese e di Roca. Sono ascrivibili, in base alle loro peculiarità tecniche, al periodo tardo-medievale.

La storia di Trice è intrecciata a quella del culto di Santa Maria Maddalena, che potrebbe essere stato introdotto dai primi feudatari francesi nel periodo angioino, ma che, molto più probabilmente, è di ascendenza bizantina: durante recenti lavori di ristrutturazione, sono state rinvenute, proprio sul piazzale della cappella, alcune tombe risalenti al XIII secolo e le tracce di un’antica absidiola pertinente a un precedente edificio di culto di stampo bizantino, sui cui resti è stata costruita la chiesa attuale, a metà Settecento.

Nel giorno in cui si festeggia la Santa, il 22 luglio, Trice ospitava una storica fiera agricola, un tempo avente, secondo gli anziani del posto, il nome di Paniri e poi ribattezza “Fiera delle cipuddre” (Fiera delle cipolle). Già esistente nel XVI secolo, come risulta da un atto notarile datato 1583, la fiera ricevette un ulteriore impulso nel 1752 quando, ricostruita la cappella, il popolo ottenne dal sovrano la conferma ufficiale della sua importanza. Lo ricorda una epigrafe apposta sull’edificio sacro: “A Dio ottimo massimo, Carlo di Borbone, re delle Due Sicilie e di Gerusalemme, concesse il privilegio della fiera all’Università di Castiglione per il giorno 22 del mese di luglio, in perpetuo con la facoltà di eleggere il Maestro del Mercato. Per cui, a memoria dei posteri, nell’anno 1752 in cui il privilegio fu concesso venne posta questa lapide”.

L’area intorno a Trice è caratterizzata anche dalla presenza di molti pozzi (altro nome del luogo è “Le Pozze”) e numerose aie, ma soprattutto di plurimi ambienti ipogei. Tra questi, una neviera; “rutte”, cioè grotte; un antico frantoio tombato e una cripta, a pochi metri dalla cappella, l’unica dedicata allo Spirito Santo esistente nel Salento. Molti elementi architettonici e storiografici, tuttavia, palesemente dimostrano che non si tratta di luogo nato con funzioni cultuali, maturate solo successivamente e legate a pellegrinaggi, di cui si ha memoria fino agli anni Ottanta del Novecento, con penitenti che portavano appresso delle pietre, talora di grandi dimensioni, simbolo delle colpe da espiare (Cfr. Alessio Stefano, Castiglione e il suo feudo tra fonti storiche ed evidenze archeologiche).

  • L’antico Bosco Belvedere

Come detto, l’area è culla dell’antico Bosco Belvedere, la cui estensione interessava diversi feudi del Basso Salento. Le informazioni più cospicue sull’immensa area boschiva sono contenute principalmente nelle fonti del Settecento e dell’Ottocento, quando il bosco divenne oggetto di continue dispute tra i Principi Gallone di Tricase, la potente famiglia feudataria che ne deteneva la proprietà sin dalla metà del Seicento, e le 15 Università limitrofe cui spettavano una serie di usi civici. Tra queste anche Castiglione.

Nella metà dell’Ottocento, l’intera area boschiva era coperta da alberi di diverse specie («cerque, lizze ed altri alberi»), ma la regina incontrastata era la Quercia Farnea. Lo sfruttamento del bosco, custodito dagli armigeri del Principe, costituiva una delle maggiori risorse della famiglia Gallone di Tricase, e pertanto le comunità usufruttuarie erano obbligate a pagare per far pascolare gli animali.

Nel corso dell’Ottocento, le fonti archivistiche documentano il progressivo restringimento dell’area forestale, a fronte dell’aumento dello sfruttamento agricolo del territorio, in particolare con l’impianto di campi cerealicoli ed oliveti. In seguito alle leggi eversive della feudalità, il bosco divenne oggetto di una contesa tra i Gallone e i comuni che vi esercitavano gli usi civici e infine venne diviso in quote, tra le quali quella di Castiglione.

Lo sfruttamento incontrollato delle risorse da parte delle comunità ne accelerò il processo di degrado, fino a sancirne la definitiva scomparsa, insieme a quella degli animali che lo popolavano, ma decretò, soprattutto, la fine di un modo di vivere che per secoli aveva segnato la vita quotidiana delle piccole comunità che vivevano nel Capo salentino.

  • Il casale di Principano

La “Croce di Principano” è un enigmatico monolite su cui non si hanno testimonianze documentarie. L’unico riferimento è una menzione nel catasto onciario di Depressa del 1749 dove si parla della “croce di Principano”, con il solo riferimento ad un feudo e territorio demaniale. Il menhir risultava, sino a poco tempo fa, inglobato all’interno di un muro di cinta realizzato in pietra a secco e la sua superficie appare segnata da numerose irregolarità, dovute sia a fattori antropici che naturali. Secondo diversi storici locali, la chiesa di Sant’Elia Profeta e il menhir sorgerebbero sulle rovine dell’antico abitato di Salete. È assai probabile, invece, che qui sorgesse un casale medievale, nato in età bizantina sui resti di un praedium rusticum, una villa o un vicus di età romana. Ad avvalorare ulteriormente questa ipotesi è lo stesso toponimo prediale, “Principiano”, di chiara origine romana. È ormai smentita da anni di ricerche e da numerose prove la teoria che vuole che i menhir del Salento siano databili ad epoca pre-protostorica. Si tratta, invece, di evidenze altomedievali, per cui molto più opportuno utilizzare il termine di “pietre fitte”, inglobati all’interno di un villaggio medievale.

Poco prima di giungere alla “Croce di Principano”, svoltando a destra per “Tratturo Palummaru” nella località nota come “Tarlogni”, resiste un’antica colombaia. Si tratta di una struttura turriforme a base quadrata, dotata di eleganti merlature e acroteri angolari, realizzata in tecnica mista con l’uso di pietre calcaree e bolo, rinforzata negli angoli da blocchi di tufo locale. La tecnica muraria, affine a quella già osservata per i muri documentati presso Largo Trice, lascia propendere per una datazione della struttura al XV-XVI secolo. Intorno alla colombaia si addossano diversi corpi architettonici riferibili a epoche diverse, che sembrano essere pertinenti all’impianto di un piccolo complesso masserizio, dotato di curti, stalle, case e magazzini. Sul paramento dei muri esterni è possibile osservare delle croci graffite, aventi funzione protettiva degli spazi interni, delimitati dal muro di cinta, dai pericoli del mondo esterno, secondo una pratica piuttosto ricorrente nelle masserie e nelle costruzioni rurali del Salento. A poca distanza dal complesso masserizio della Colombaia, si trova un antico pozzo dotato di grande vasca-abbeveratoio, il quale si riferisce certamente al lungo periodo di utilizzo della masseria (XVI-XIX sec.).

Casa delle Agriculture Tullia e Gino Odv

tel. 348/5649772-328/5469804

mail: ass.casadelleagriculture@gmail.com

pec: casadelleagriculture@pec.it 

 

Coop. agricola Casa delle Agriculture

tel. 366/5471708 (Mulino di Comunità)

mail: coop.casadelleagriculture@gmail.com

pec: coopcasadelleagriculture@pec.it

 

Parco comune dei frutti minori

tel. 388/4412129

(per info e prenotazioni visite)

mail: ass.casadelleagriculture@gmail.com 

 

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