Questo itinerario è lungo 2,3 km. Tempo di percorrenza: 30 minuti. Il percorso è interamente su asfalto con leggere pendenze e attraversa una parte del centro storico di Castiglione d’Otranto. Punto di partenza: Calvario. Punto di arrivo: Vivaio dell’inclusione. 

Il Calvario non era solo luogo di preghiera, ma anche punto di riferimento importante per la popolazione locale: “luogo di raduno” dei contadini che, all’alba, si riunivano tutti insieme per pregare e poi raggiungere a piedi, in gruppo, i campi intorno all’abitato e dare inizio alla dura giornata di lavoro.  In quello di Castiglione, sono rappresentate le scene più importanti della Passione di Gesù nelle cinque nicchie dipinte, sovrastanti una grotticella simboleggiante il sepolcro. Nello stesso luogo dove oggi si trova il calvario, c’era un’antica chiesa dedicata a San Giovanni, forse collocata proprio nello stesso sito, che ne conserva il nome. 

Procedendo verso ovest, su via Italia, antica via Pennino, si incontra una edicola votiva dedicata a Sant’Eligio. Era un Santo molto venerato nelle piccole comunità agricole, perché si pensava guarisse gli animali, soprattutto cavalli e asini. Il suo culto è anche legato alla presenza di famiglie di etnia romanì.

Da qui si può divagare verso la piazza principale del paese, Piazza della Libertà, dove si possono ammirare la chiesa madre, il palazzo baronale Bacile e altri grandi palazzi costruiti tra il 1700 e il 1800. Oppure, si può procedere lungo via Italia, per poi svoltare a destra in via Trento, all’altezza di una delle tre storiche fontane dell’Acquedotto Pugliese.

Dopo aver oltrepassato il ponte ferroviario, si procede su via Vecchia Lecce e si va avanti per circa 600 metri, lungo zona “Noci”, fino al Vivaio dell’inclusione. Questo luogo è la prima campagna che l’associazione Casa delle Agriculture ha ricevuto in comodato d’uso gratuito ed è la sua sede operativa. E’ intitolato a Luigi Russo, giornalista e sociologo, molto attento alle tematiche ambientali nel Salento. In questa campagna, Casa delle Agriculture coltiva ortaggi, riproduce semi;  pianta alberi (vedi paragrafo su biodiversità e i suoi custodi). Il Vivaio ospita una cucina sociale con forno a legna, dove si tengono laboratori di pane, pasta e biscotti con adulti e bambini. Inoltre, qui si svolgono molti incontri e feste come la Semina collettiva dei cereali, la Festa della Terra, la cena di comunità “Il pane e le rose”, presentazioni di libri, concerti di musica. 

VIE DI FUGA. Dal Vivaio qui si può rientrare in paese verso il Mulino di comunità e Zona Trice, distante circa un km.

IL PARCO COMUNE DEI FRUTTI MINORI IN CAA

Scarica la descrizione in Comunicazione aumentativa alternativa di questo itinerario

AUDIOGUIDE  

IL PARCO COMUNE DEI FRUTTI MINORI IN LIS (VIDEO)

Centro storico di Castiglione d’Otranto

CODICE SENTIERO

COMUNI INTERESSATI

Andrano (Castiglione d’Otranto)

MODALITÀ

Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino

PARTENZA

Calvario ( Clicca sulla bandierina per Google Map)

ARRIVO

Incrocio con via Trento

LUNGHEZZA

450 metri

TEMPO DI PERCORRENZA

16 minuti

INTERESSE

Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale

DIFFICOLTÀ

clicca qui
  • Turistico (T) – Escursionistico (E) 
  • Mediamente difficile per persone con disabilità motoria (Largo Trice è sterrato, poi inizia la strada asfaltata)
  • Mediamente difficile per persone cieche (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata)
  • Facile per persone sorde 
  • Mediamente difficile per

    persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)

Itinerario_-centro_storico_Vivaio_dellinclusione_L.Russo  GPX

50 100 150 200 5 10 15 distance (km) (m)
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minimum elevation: no data
maximum elevation: no data
elevation gain: no data
elevation loss: no data
duration: no data

Via Trento

CODICE SENTIERO

COMUNI INTERESSATI

Andrano (Castiglione d’Otranto)

MODALITÀ

Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino

PARTENZA

Incrocio con via Italia, angolo fontana AQP( Clicca sulla bandierina per Google Map)

ARRIVO

Ponte Ferrovie Sud Est in via Milano

LUNGHEZZA

580 metri

TEMPO DI PERCORRENZA

20 minuti

INTERESSE

Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale

DIFFICOLTÀ

clicca qui
  • Turistico (T) – Escursionistico (E) 
  • Mediamente difficile per persone con disabilità motoria (Largo Trice è sterrato, poi inizia la strada asfaltata)
  • Mediamente difficile per persone cieche (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata)
  • Facile per persone sorde 
  • Mediamente difficile per

    persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)

Via vecchia Lecce

CODICE SENTIERO

COMUNI INTERESSATI

Andrano (Castiglione d’Otranto)

MODALITÀ

Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino

PARTENZA

Ponte Ferrovie Sud Est in via Milano ( Clicca sulla bandierina per Google Map)

ARRIVO

Vivaio dell’Inclusione “Luigi Russo”

LUNGHEZZA

560 metri

TEMPO DI PERCORRENZA

16 minuti

INTERESSE

Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale

DIFFICOLTÀ

clicca qui
  • Turistico (T) – Escursionistico (E) 
  • Mediamente difficile per persone con disabilità motoria (Largo Trice è sterrato, poi inizia la strada asfaltata)
  • Mediamente difficile per persone cieche (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata)
  • Facile per persone sorde 
  • Mediamente difficile per

    persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)

LA BIODIVERSITÀ E I SUOI CUSTODI

Il percorso si snoda per buona parte lungo il centro storico, ma, superato il ponte ferroviario, ci si addentra nell’area rurale prossima all’abitato. Siamo in zona “Noci”, effettivamente puntellata di grandi alberi di noce lungo il percorso. Si alternano a fitte siepi di querce spinose o di Palestina (in dialetto, Brunitta), ad alberi di fico e ulivi. 

Dopo circa 600 metri si giunge al “Vivaio dell’Inclusione Luigi Russo”, in zona Curteddhra, ai piedi della Serra del Rio e di contrada Paradisi. Qui è nata Casa delle Agriculture: è questo il primo fondo concesso nel 2012 in comodato d’uso gratuito, divenendo nel tempo un luogo di aggregazione e inclusione sociale, oltre che di sperimentazione e riproduzione botanica. Un “Vivaio” di idee, di pratiche, di incontri e di un modo diverso di stare al mondo. È intitolato a Luigi Russo, sociologo, giornalista, voce critica di questa terra, indimenticato presidente del Centro Servizi Volontariato Salento, uomo buono.

Il Vivaio ospita una cucina sociale con forno a legna, i giardini pedagogici con gli orti, le residue foreste dei margini e il nuovo frutteto, sorto con la collaborazione di Punto Verde Vivai di Roberto De Giorgi.

Rappresenta una piccola arca della biodiversità con le seguenti specie presenti: collezione di peri, fico, noce, ulivi, querce, lecci; stagionalmente, si alternano il giardino evolutivo dei cereali tradizionali e semenzai e piante madri di numerose varietà orticole locali. Qui si attua la “conservazione in situ delle risorse genetiche vegetali autoctone a rischio di erosione” nell’ambito del Progetto BiodiverSO della Regione Puglia, per complessive 27 varietà di peperone, pomodoro, mugnulu, cima di rapa, meloncella, cicoria, zucca, carota giallo-viola di Tiggiano.

Scopri i custodi di questo itinerario

TRACCE DI STORIA

L’itinerario attraversa una parte del centro storico di Castiglione d’Otranto, in particolare via Italia, che nella topografia urbanistica di Castiglione era chiamata via Pennino. Si tratta di una delle quattro arterie fondamentali collegate alla piazza: via Pennino, da ponente; Curte Panichi, da scirocco; Sferracavalli, da Levante; Crocevecchia, da tramontana.

Il toponimo “Pennino” (o “Pendino”) si trova spesso nella viabilità storica del Salento e stava solitamente ad indicare delle strade in discesa, che potevano anche fungere da convogliamento delle acque presso luoghi di raccolta, come canali o pozzelle. Questa strada corrisponde all’attuale via Italia, che est, verso il Calvario, scende verso largo Trice e la chiesa di S. Maria Maddalena. Largo Trice ha, non a caso, un altro nome storico: Le Puzze (i pozzi).

Lungo il percorso meritano menzione il calvario, che potrebbe essere sorto sui resti dell’antica chiesa di San Giovanni. I fondi alle sue spalle, oggi occupati da abitazioni, si chiamano effettivamente “San Giovanni”, mentre il terreno posto alla sinistra del calvario, al di là della SP165, ad angolo rispetto all’ingresso di zona Paradisi, ha un altro toponimo molto indicativo della presenza qui di un luogo sacro: si chiama “Altare”. 

Lungo via Italia, inoltre, è stata di recente recuperata l’edicola votiva dedicata a Sant’Eligio, di fronte alla quale, in passato, si portavano asini e cavalli per chiedere al Santo l’intercessione per la loro guarigione. 

Il calvario e l’antica chiesa di San Giovanni

Lungo la strada che conduce a Spongano, nelle vicinanze della ferrovia, si trova il Calvario di Castiglione. Oggi purtroppo rovinato dalle insidie del tempo, meriterebbe un accurato restauro, prima che le scene raffigurate possano per sempre svanire. Il modello architettonico è del tutto simile ad altri Calvari conservati nel Salento; per citarne solo alcuni, possiamo ricordare quelli di Casarano, Racale e molti altri, collocati un po’ ovunque nel Salento. In passato, il Calvario rappresentava, nei paesi salentini, un elemento molto importante nel contesto della “geografia del sacro”. Spesso, infatti, era non solo luogo di preghiera per viandanti e pellegrini che passavano dal paese, ma anche punto di riferimento importante per la popolazione locale. E’ noto, infatti, dalla memoria popolare che queste strutture fungessero da “luogo di raduno” dei contadini che, all’alba, si riunivano tutti insieme per pregare e poi raggiungere a piedi, in gruppo, i campi intorno all’abitato e dare inizio alla dura giornata di lavoro. 

Molto frequentati erano, inoltre, questi luoghi nel periodo della Settimana Santa, quando spesso si recitava il rosario, meditando sui Misteri del Dolore e sulla Passione di Cristo.

Proprio le scene più importanti della passione sono rappresentate nelle cinque nicchie dipinte, sovrastanti una grotticella realizzata con pietre calcaree, simboleggiante il sepolcro dove Cristo fu sepolto e, al contempo, il Golgota, luogo dove furono infisse le tre croci di Cristo e dei due Ladroni.

Partendo da sinistra, le nicchie rappresentano alcuni episodi salienti tratti dai racconti evangelici della Passione di Gesù: l’episodio del Cireneo che aiuta Cristo lungo la via Crucis; Cristo che viene spogliato delle sue vesti; la Crocifissione (al centro); le due cadute di Cristo sotto il peso della croce.

Le scene non sono collocate in ordine “cronologico” ma mirano a concentrare lo sguardo del fedele sulla Crocifissione, Mistero centrale del cristianesimo.

 

Nello stesso luogo dove oggi si trova il calvario, si è serbata memoria di un’antica chiesa dedicata a San Giovanni, forse collocata proprio nello stesso sito. Possono essere prova di ciò i resti di alcune strutture murarie che sembrano disegnare una piccola abside, sopravvissute sul retro del Calvario. Ciò non deve meravigliare, se si considera che, nel corso dei secoli, i luoghi tendono a conservare la loro connotazione sacrale.

 

Accade spesso che santi venerati per secoli, per una serie di contingenze di natura storica e sociale, vengano in seguito dimenticati dalle comunità. Ciò è non solo indicativo di una religiosità tradizionale, come quella del popolo salentino, per niente avulsa da un certo pragmatismo, ma anche del fatto che, ad ogni santo si attribuiva una particolare sfera di azione, non solo nel caso di malattie o calamità, ma anche per le quotidiane necessità.

Tra i santi un tempo molto venerati nel Basso Salento, ma oggi dimenticati, vi è senza dubbio la figura del vescovo francese Eligio, vissuto a cavallo tra VII e VIII secolo. La biografia del santo – cui si dovrebbe, secondo la tradizione, la cristianizzazione dei territori dell’Aquitania – ci è stata tramandata da diverse fonti, tra le quali la famosa Legenda aurea di Jacopo da Varagine, che rielabora una lunga tradizione precedente, basata sia sulla biografia scritta poco dopo la morte da sant’Audoeno, sia dalla narrazione popolare.

A Sant’Eligio spetta un patronato particolare quello sugli orafi e sui lavoratori di metalli in generale, sui maniscalchi e sui veterinari. Ciò fece di questa figura uno dei santi più venerati presso le piccole comunità agricole, tra le quali anche quelle del Capo di Leuca.

Nel nostro territorio, inoltre, questo santo si lega in particolare alla presenza degli “nzinghiri”, che esercitavano, in maniera itinerante, i mestieri sui quali il santo estendeva il suo patrocinio. Questo è confermato sia dalle fonti scritte, sia dalle testimonianze orali, le quali mostrano un chiaro legame tra Sant’Eligio e la “Maestranza dei Forgiatori seu Zingari”, ossia popolazioni di etnia Romanì, che sino a un tempo non troppo lontano popolavano il Salento, esercitando in maniera magistrale, specie in occasione delle fiere, le loro arti.

Come spiega Eugenio Imbriani, la figura di Sant’Eligio «fu molto importante per tutto il tempo in cui il viaggio, il trasporto, molti lavori, non potevano prescindere dalla trazione degli animali, per cui si spiega il suo patronato sugli artigiani del metallo, ma anche sulla salute dei cavalli: in altri termini riassume in sé alcuni elementi che caratterizzano i mestieri e le attitudini degli zingari».

La funzione taumaturgica riconosciuta al santo viene spesso rappresentata in forma pittorica, collocando, accanto al santo vestito in abiti vescovili e con gesto benedicente, elementi come animali (in particolare cavalli), incudini e vari attrezzi in ferro. Ne è un esempio l’affresco conservato presso la chiesa di Santa Maria della Croce a Casarano, datato al 1537. Ma nel Salento sono tanti i luoghi che serbano la memoria del culto verso questo santo, oggi del tutto scomparso: Cerfignano, Martano, Patù, Galatone, Melpignano, Nardò, Copertino, Casarano, Calimera, Giurdignano, Melissano, Monteroni, Ortelle, Otranto, Serrano, Sternatia, Ugento. Tale culto sembra essere testimoniato anche a Castiglione, dove si serba memoria di un’antica edicola votiva dedicata al santo francese lungo l’attuale via Italia. Resta da approfondire se questa possa essere legata, anche qui, alla presenza di comunità Romanì.



Casa delle Agriculture Tullia e Gino Odv

tel. 348/5649772-328/5469804

mail: ass.casadelleagriculture@gmail.com

pec: casadelleagriculture@pec.it 

 

Coop. agricola Casa delle Agriculture

tel. 366/5471708 (Mulino di Comunità)

mail: coop.casadelleagriculture@gmail.com

pec: coopcasadelleagriculture@pec.it

 

Parco comune dei frutti minori

tel. 388/4412129

(per info e prenotazioni visite)

mail: ass.casadelleagriculture@gmail.com 

 

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