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L’itinerario è lungo 2,2 km. Tempo di percorrenza di 35 minuti.
Il percorso ha leggere pendenze ed è l’unico percorribile ad anello. Per il 70% è sterrato battuto/compatto, per il 30% sterrato pietroso.
Punto di inizio e di arrivo: Chiesa di Sant’Elia Profeta, snodo fondamentale di un reticolato di tratturi che confluivano qui dai paesi limitrofi. Siamo nel cuore del casale medievale di Principano, sorto probabilmente su resti di epoca romana. Questo è l’itinerario in cui il paesaggio agricolo e boschivo si è meglio conservato, grazie anche alla difficile percorribilità con mezzi a motore.
Si consiglia di iniziare subito con la salita lungo il tratturo Santu Lia (codice sentiero F34), che presenta un fondo pietroso: affrontare questo tratto in discesa potrebbe risultare pericoloso. Lungo il tratturo si possono ammirare alcuni grandi esemplari di quercia roverella, che si alternano a carrubi. Dopo circa 250 metri di salita, si svolta a destra entrando in un tunnel fitto di querce spinose, segnalato da apposito picchetto. Dopo 100 metri, il paesaggio diventa prevalentemente agricolo. Arrivati all’incrocio, si svolta a sinistra su Strada vicinale Principessa, dove si incontrerà una sequenza di terebinti, alberi in passato utilizzati come portainnesto del pistacchio e qui piantumati da Casa delle Agriculture nel 2014, dopo un’azione di bonifica da enormi cumuli di rifiuti abbandonati svolta assieme al Comune di Andrano. Questo luogo, come ricorda una pietra apposta, è dedicato alla memoria di Loredana Mustich, attivista salentina e anima nobile di questa terra, venuta a mancare nell’aprile 2020.
Da qui si raggiunge tratturo Masseria Monti (codice sentiero G07), che ha alti muretti a secco ed è in leggera discesa. A pochi metri dall’inizio, un altro sentiero sterrato sulla sinistra invita a inoltrarsi nelle campagne: è questa zona Babele, nome enigmatico di questo fondo, che merita di essere visitato perché vi si ritrova un’architettura rurale straordinaria, una grande pajara con doppio ingresso separato e un cornicione ondulato sulla sommità. Tornando su tratturo Masseria Monti, si potrà incontrare l’oasi di ripopolamento apistico legata all’apiario “Corte della Regina”: sorge in zona Mastropasquale, fondo recuperato a macchia mediterranea e piante mellifere.
Il prossimo incrocio è con il tratturo Masseria Calì (codice sentiero F33). Anche questo tratto è sterrato e, dopo i primi 150 metri leggermente in discesa, diventa pianeggiante e si ricollega alla Chiesetta di Sant’Elia, il punto di partenza del nostro itinerario.
Se al bivio con tratturo Masseria Calì, invece di svoltare a sinistra, si decide di proseguire dritti lungo il tratturo Masseria Monti, si incontreranno altri tre importanti tasselli del Parco comune dei Frutti Minori. Il primo è Masseria del Monte, antica masseria fortemente rimaneggiata negli anni Novanta e oggi divenuta “Tenuta Sant’Elia”, elegante resort per cerimonie. Il secondo è ll’apiario didattico “Corte della Regina”, mentre il terzo è il boschetto, un antichissimo bosco di circa un ettaro con maestosi esemplari di lecci e querce, scrigno di biodiversità.
VIE DI FUGA. Dal boschetto si può poi tornare indietro verso la Chiesa di Sant’Elia. Oppure, si può raggiungere Trice e il Mulino di Comunità attraverso Tratturo Frisari (codice sentiero F39), perpendicolare a Masseria del Monte, e un pezzo della SP 167: distanza di circa un chilometro, tempo di percorrenza di 15 minuti. In alternativa, dal boschetto si può raggiungere direttamente il paese di Castiglione, la cui piazza principale dista circa 400 metri, percorrendo via Giovanni XXIII e via Manara.
F34
Depressa (Tricase)
Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino
Chiesa di Sant’Elia Profeta
Incrocio con Strada Vicinale Principessa
640 metri
11 minuti
Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale
persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)
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| duration: | no data |
Andrano (Castiglione d’Otranto)- Tricase
Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino
Bivio Tratturo Santu Lia (o Bivio tra Tratturo Masseria dei Monti e Strada Masseria Pagliare, se si percorre al contrario)
Bivio tra Tratturo Masseria dei Monti e Strada Masseria Pagliare (o Bivio Tratturo Santu Lia, se si percorre al contrario)
520 metri
10 minuti
Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale
persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)
G07
Andrano (Castiglione d’Otranto)- Tricase
Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino
Bivio con Strada Masseria Pagliare (o bivio con Tratturo Masseria Calì, se si percorre al contrario)
Boschetto di Castiglione (se si percorre per intero) Bivio con Tratturo Masseria Calì (se si percorre l’itinerario ad anello; o bivio con Strada Masseria Pagliare, se si percorre al contrario)
900 metri
16 minuti
Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale
persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)
F33
Depressa (Tricase)
Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino
Bivio con Tratturo Masseria Monti (oppure Chiesa di Sant’Elia percorrendolo al contrario)
Chiesa di Sant’Elia (oppure bivio con Tratturo Masseria Monti percorrendolo al contrario)
740 metri
12 minuti
Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale
persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)
F39
Depressa (Tricase)
Trekking, MTB, Joelette, cavallo, asino
Masseria del Monte (oggi Tenuta Sant’Elia)
Incrocio con SP 167
380 metri
6 minuti
Storico – Naturalistico – Escursionistico – Paesaggistico – Rurale
persone con autismo (Largo Trice è sterrato e privo di protezioni. La strada provinciale da costeggiare è solitamente trafficata. In alternativa, attraversare il cimitero uscendo dal cancello retrostante al cappellone)
Percorrendo il Parco Comune dei Frutti Minori (come per la maggior parte di tutto il territorio salentino) ci si accorge quanto le opere di rigenerazione, riforestazione, coltivazione siano urgenti e quanto mai necessarie visti i cambiamenti climatici radicali che stiamo attraversando. All’interno del percorso Sant’Elia o a distanza di poche centinaia di metri, si possono incontrare delle realtà virtuose che stanno praticando delle tecniche agricole e di apicoltura belle, necessarie e sorprendenti, i custodi di questo itinerario.
La difficile percorribilità di questi tratturi con i mezzi a motore ha reso possibile una migliore conservazione del paesaggio. Ai bordi dei tratturi si notano residui di quello boschivo, con grandi esemplari di Quercus pubescens e di Pinus halepensis. Lungo Tratturo Santu Lia, la quercia spinosa crea un vero e proprio tunnel in cui inoltrarsi. In base alle stagioni, poi, si possono osservare fioriture di ciclamini, orchidee e asparagi selvatici.
Su Strada vicinale Principessa, il paesaggio si fa più agricolo, con campi coltivati a olivo, ortaggi e cereali antichi. Sul ciglio della strada, si incontrano terebinti, portainnesto del pistacchio, piantumati nel 2014 dopo una bonifica.
Lungo il perimetro di Masseria dei Monti fanno bella mostra maestosi carrubi e lungo Strada vicinale Frisari uno storico esemplare di gelso, pianta un tempo legata alla bachicoltura per la produzione della seta.
Il Boschetto di Castiglione d’Otranto, che sorge accanto a Masseria dei Monti, offre la possibilità di sperimentare un piccolo “bagno di bosco” (Shinrin-Yoku o Forest Bath): questa terapia, che produce ampi benefici per la salute fisica e mentale, consiste nel camminare molto lentamente, fare pause per riposare, godersi l’esperienza con i cinque sensi, possibilmente ad occhi chiusi per affinare il senso dell’udito e dell’olfatto e respirare profondamente.
“La Corte della regina” è un apiario didattico con un’impronta etica molto marcata nei confronti delle api. Ha raccolto l’eredità dello storico apiario didattico Torre Lupo (Marittima) del maestro apicoltore Vitale Nuzzo, presso il quale Ivan A. Botrugno si è formato acquisendo tecniche naturali e di massimo rispetto per le api e la natura. Dal 2018, l’attività viene svolta in zona Nacite, di fronte alla Masseria del Monte (oggi Tenuta Sant’Elia). Oggi “la Corte della Regina” impegna le sue risorse nella didattica avvalendosi di formatori preparati nell’accogliere e divulgare saperi a persone di ogni fascia di età. Inoltre, ha dato vita ad un’Oasi di ripopolamento apistico, a pochi metri di distanza, lungo il Tratturo Masseria dei Monti, luogo recuperato con piantumazioni di frutti minori ed essenze mediterranee.
La produzione di miele con il marchio BEErbante non segue logiche di mercato ad ogni costo, ma di produzione naturale dettate dal tempo della natura, assecondando il lavoro delle api e seguendo un apposito manifesto produttivo. Tra i vari punti: le regine vengono sostituite naturalmente e fatte nascere all’interno dello stesso apiario; non si espongono le api in vetrina in fiere o mercati; le eventuali “impurità” del miele sono valore aggiunto di un processo fatto manualmente; il prezzo del prodotto serve a custodire le api; si imbarattola una filosofia!
Per saperne di più e per contatti: https://www.facebook.com/apiariodidattico/?locale=it_IT
Proseguendo dalla Chiesa di Sant’Elia Profeta verso Depressa, in località Cannavaro, ai piedi di una pineta, c’è uno dei campi affidati a “Gli Orti di Peppe”, piccola realtà che sviluppa interventi di eccellenza riconosciuta. L’azienda agricola è stata fondata da Giuseppe Battocchio, che dopo decenni di attività edile ha deciso di intraprendere un percorso di rigenerazione personale, professionale e territoriale.
“Gli Orti di Peppe” opera riportando in uso terreni agricoli ormai abbandonati e destinati alla desertificazione e avviando su questi un’opera di riconversione radicale attraverso un’agricoltura organica e naturale. Custodisce e coltiva le seguenti varietà: Cicoria Catalogna Bianca di Tricase, Pestanaca di Tiggiano, Cavoletto Leccese (Mugnoli), Pomodoro Leccese, Pomodoro Leccese Cullu Pizzu, Pomodoro di Morciano, Pomodoro d’Inverno, Pomodoro di Mola, Pomodoro Petruccino, Peperone Cornetto Paesano, Peperone Cornetto Piccante Paesano, Cocomero Barattiere, Cocomero Spuredda Leccese, Carosello Bianco Leccese, Zucchine Striate Pugliesi, Melanzane Violetta di Sicilia, Melanzane Bianche, Aglio, Cipolle, Melone Giallo d’Inverno, Patate Dolce Viola, Patate Dolce Arancione, Ceci bianchi locali, Cece nero di Muro Leccese, Fagioli bianchi locali, Fave locali, Cicerchia, Grano Senatore Cappelli, Farro (dicocco), Orzo tradizionale.
Per saperne di più e per contatti: https://www.salentokm0.com/it/gli-orti-di-peppe
All’ingresso di Depressa, nei pressi del Calvario e del Largo dei Pozzi Messapici, si trova la Società agricola Amadeco, caso esemplare di introduzione dell’agricoltura sintropica nel territorio salentino. La società opera in località Lecciso, all’interno di un’antica masseria con grande varietà di terreni al suo interno, tra oliveti, frutteti, orti. Qui troverete Dayana Andrade & Felipe Pasini che studiano, praticano e diffondono l’agricoltura sintropica, sempre in stretta collaborazione con Ernst Götsch, l’ideatore di questo approccio. Hanno avuto l’opportunità di assistere e testare l’applicabilità di queste tecniche in diversi ecosistemi e condizioni ambientali. Assistono progetti in Brasile e Portogallo e dall’autunno del 2021 lo fanno anche a Depressa.
L’agricoltura sintropica, nota anche come agroforestazione sintropica o agroforestazione successoria, è un insieme di principi e pratiche che aiutano gli agricoltori a imparare a leggere le strategie naturali di rigenerazione di ogni dato luogo e a tradurle in interventi agricoli, cercando di imitare i processi vitali di accumulo di energia per stabilire agroecosistemi in grado di integrare produzione e rigenerazione.
Per saperne di più e per contatti: https://www.amadeco.it/
La chiesa di Sant’Elia Profeta, alfa e omega di questo itinerario ad anello che abbraccia i feudi di Depressa e Castiglione d’Otranto, è al centro del sito archeologico di Principano, casale medievale di cui resta l’omonima “Croce”, pietrafitta descritta nell’itinerario Bosco-Trice-Principano. Il culto di Sant’Elia è legato alla devozione contadina e all’economia rurale: a lui, con un pellegrinaggio nella giornata del 20 luglio, si chiedeva e si chiede ancora l’intercessione per far piovere sui campi nei periodi di siccità.
A sud della chiesa di Sant’Elia, all’ingresso dell’abitato di Depressa, meritano menzione le quindici pozzelle, coperte da grossi blocchi monolitici, e l’antica cisterna voltata. A nord della chiesa, invece, si trova una masseria nota nelle cartografie come “Masseria dei Monti” (oggi “Tenuta S. Elia”).
Chiesa di Sant’Elia Profeta e casale di Principano
L’area a sud del feudo di Castiglione conserva un sito archeologico, ricadente oggi nel territorio comunale di Tricase ma che ha avuto una grande importanza nello sviluppo demografico dei borghi di Castiglione e Depressa: si tratta della chiesa di Sant’Elia Profeta, risalente, nella sua struttura attuale, al XVII secolo. La struttura esterna della chiesa è molto semplice con una facciata a capanna con unica porta d’ingresso, priva di elementi decorativi, come peraltro la gran parte delle chiese rurali del Salento.
Il culto di Sant’Elia è legato alla vita contadina: il 20 luglio, gli abitanti di Castiglione, Andrano, Depressa e Montesano si recavano in pellegrinaggio presso questa Chiesa per invocare la pioggia nei mesi dell’arsura. Sant’Elia, infatti, era in grado di far discendere “il fuoco dal cielo”, secondo la Bibbia. La devozione nei confronti di questo Santo è andata perdendosi a metà del Novecento: come testimoniato da anziani di Depressa durante gli “Esercizi di partecipazione” svolti nell’ambito del progetto “Parco comune dei frutti minori” nella primavera 2024, nei mesi estivi degli anni ‘50 e ‘60 Depressa si presentava come un paese pressoché disabitato, poiché le famiglie si trasferivano nel Metapontino o in Capitanata per la stagione del tabacco. “Non c’era nessuno che portasse in giro il Santo”, cioè che partecipasse alla processione. Oltre a questa, è venuta meno nel tempo anche la fiera agricola che si teneva il 20 luglio. Per lo stesso motivo, da quegli anni si è rafforzato a Depressa il culto dei Santi Medici Cosma e Damiano, che si celebrano il 26 e 27 settembre: era il periodo del rientro a casa dei braccianti, dunque anche il momento di ritrovo della comunità dopo la stagione estiva.
A poca distanza dalla piccola chiesa resta, purtroppo isolato dal contesto originario, un menhir. Su questo enigmatico monolite non possediamo alcuna testimonianza documentaria. L’unico riferimento è una menzione nel catasto onciario di Depressa del 1749 dove si parla della “croce di Principano”, con il solo riferimento ad un feudo e territorio demaniale. Il menhir risultava, sino a poco tempo fa inglobato all’interno di un muro di cinta realizzato in pietra a secco e la sua superficie appare segnata da numerose irregolarità, dovute sia a fattori antropici che naturali. Secondo diversi storici locali, la chiesa e il menhir sorgerebbero sulle rovine dell’antico abitato di Salete. È assai probabile, invece, che qui sorgesse un casale medievale, nato in età bizantina sui resti di un praedium rusticum, una villa o un vicus di età romana. Ad avvalorare ulteriormente questa ipotesi è lo stesso toponimo prediale, “Principiano”, di chiara origine romana. È ormai smentita da anni di ricerche e da numerose prove la teoria che vuole che i menhir del Salento siano databili ad epoca pre-protostorica. Si tratta, invece, di evidenze altomedievali, per cui molto più opportuno utilizzare il termine di “pietre fitte”, inglobati all’interno di un villaggio medievale.
Pozzelle e pozzi nell’area tra Castiglione e Depressa
A poca distanza dalla Chiesa di Sant’Elia Profeta, proprio all’ingresso di Depressa, si trova un’area nota come “largo dei pozzi messapici”. Qui quindici pozzelle, coperte da grossi blocchi monolitici, si aprono sopra questa ampia depressione. Questi hanno senza dubbio rivestito un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la sopravvivenza di numerosi insediamenti del Salento meridionale, almeno a partire dal Medioevo.
Data l’ubicazione delle pozzelle su suoli pubblici e nelle immediate vicinanze dell’abitato, le pozzelle erano senz’altro destinate ad un uso collettivo da parte della popolazione locale. Dalle testimonianze etnografiche si è potuto apprendere come le pozzelle siano state usate fino agli anni ‘60 del Novecento. Esse sono state da sempre di proprietà pubblica e hanno fornito con continuità acqua al paese, anche dopo la realizzazione dell’Acquedotto Pugliese. Nei pressi della stessa area è inoltre presente un’altra interessante costruzione idraulica – una cisterna voltata – che convenzionalmente si fa risalire ai Messapi. Per cisterna s’intende, generalmente, un «grande recipiente di solito sotterraneo a forma di pozzo o di stanza a vòlta, ove si raccoglie e si conserva l’acqua piovana che cade su una superficie collettrice, casualmente o appositamente disposta per tale ufficio, usate solitamente quando non si possa avere altrimenti acqua potabile e rappresentano la forma più semplice per provvedere a tale bisogno dove non esistevano sorgenti o buone acque correnti».
Masseria dei Monti (oggi Tenuta Sant’Elia)
Poco a nord della chiesa di Sant’Elia, lungo il tratturo Masseria Monti, si trova una masseria nota nelle cartografie come “Masseria dei Monti” (oggi “Tenuta S. Elia”). Il complesso risulta oggi notevolmente rimaneggiato, ma ci offre comunque l’opportunità di trattare brevemente il fenomeno delle masserie nel nostro territorio. L’abitato a masserie era un tempo notevolmente diffuso nel Salento. La masseria, infatti, diveniva il centro di piccole comunità rurali in un mondo regolato e scandito dal calendario agro-pastorale, disciplinato da rapporti interpersonali e da una rigida organizzazione gerarchica, durata fino a tempi assai recenti. Le masserie fortificate si strutturavano, solitamente, intorno a un fabbricato elementare formato da due unità edilizie: una torre, dove aveva sede generalmente l’abitazione del massaro, e una annessa costruzione a piano terra, riservata ad usi agricoli o per il ricovero del bestiame. Il tutto è circondato da un recinto, con altezza spesso superiore ai tre metri, con la parte superiore aggettante all’esterno (chiamato “muro paralupi”) in modo da impedire qualsiasi tentativo di accesso al cortile interno.
Intorno allo spazio scoperto centrale si disponevano poi, a seconda delle esigenze, magazzini, stalle, fienili, alloggi della manodopera, capanni e ovili. La difesa dell’unico ingresso, così come della torre e dell’abitazione del massaro, era affidata a delle caditoie, oppure – al piano superiore – ad un piccolo ponte levatoio che interrompeva il pianerottolo sommitale della scala. La torre era generalmente a due piani. Dall’alto della torre, si poteva poi segnalare il pericolo alle altre masserie, agli addetti alla difesa del territorio (cavallari), alle torri costiere ed ai centri abitati. In caso di aggressione la solidarietà del vicinato garantiva senza dubbio i primi soccorsi e proprio la tragica esperienza di lotte con gli incursori consolidava i legami di mutuo soccorso tra gli abitanti delle masserie.
tel. 348/5649772-328/5469804
mail: ass.casadelleagriculture@gmail.com
pec: casadelleagriculture@pec.it
tel. 366/5471708 (Mulino di Comunità)
mail: coop.casadelleagriculture@gmail.com
pec: coopcasadelleagriculture@pec.it