Notte Verde 2026: il discorso della Presidente Tiziana Colluto
Buonasera e benvenute e benvenuti a tutte e a tutti.
Prendetevi un momento. Guardate questa piazza, guardatevi intorno.
Siamo arrivati alla conclusione di questa quindicesima Notte Verde, ma stasera io non sono qui per farvi da spalla in un rituale di rassicurazione. Non sono qui per leggervi il bilancio di un festival riuscito, né per distribuire patenti di sostenibilità a buon mercato.
Dobbiamo dircelo con una chiarezza limpida e netta, che non lasci spazio ad alcun equivoco, a nessuna ambiguità, a nessuna comoda interpretazione di facciata: noi viviamo immersi in una violenza quotidiana, sistemica e pervasiva. È la violenza del mercato, un mercato malato che ha trasformato la vita, la terra, l’acqua, il lavoro e persino il respiro delle persone in merce da spremere, estrarre e monetizzare fino al collasso. Ma è anche, e sempre di più, una violenza politica. È la violenza di un potere politico che si fa scudo di alcune istituzioni complici per blindare i profitti di pochi, per criminalizzare il dissenso, per erigere muri, per legalizzare la miseria e per soffiare sul fuoco dell’odio.
Di fronte a questa duplice violenza — economica e politica — noi non possiamo permetterci il lusso della moderazione. Non possiamo permetterci il galateo delle mezze parole. Avvertiamo, oggi più che mai, l’urgenza fisica e morale di non lasciare spazio ad alcun equivoco e di sentirci, di essere, ancora più radicali.
Essere radicali significa andare alle radici delle cose e svelare gli inganni. A partire dal fenomeno perverso a cui assistiamo ogni singolo giorno: l’appropriazione indebita dei nostri linguaggi. Le stesse multinazionali responsabili della desertificazione, dell’inquinamento da pesticidi e dell’avvelenamento dei suoli, oggi usano senza vergogna le nostre parole: parlano di “sostenibilità”, di “rigenerazione”, di “biodiversità”, di “zero emissioni”. Hanno capito che per continuare a inquinare e a devastare basta cambiare l’etichetta o comprare la finzione dei crediti di carbonio.
Questa mastodontica operazione di greenwashing è favorita da un sistema in cui i flussi di denaro governano tutto, facilitando persino l’affiancamento di colossi industriali a realtà ed eventi storicamente virtuosi per ripulirsi la coscienza o finanziando oggi la piantumazione di oliveti e boschi attraverso associazioni e fondazioni a cui persino gli enti pubblici si affiancano, anche nella nostra provincia. Noi a questo gioco non ci stiamo. E ringraziamo, in particolare, il Parco Otranto-Leuca, Arif Puglia e Manu Manu Riforesta per la possibilità di distribuire gratuitamente durante questa edizione ben 600 piante cresciute nei vivai pubblici della Regione Puglia, quindi finanziate da tutti noi, e non acquistate con i soldi dei grandi colossi dell’inquinamento.
Assistiamo ogni giorno alla trasformazione del cibo in un terreno di guerra geopolitica. Il cibo viene sistematicamente armato per sottomettere i popoli.
Lo vediamo con una violenza inaudita in Palestina, dove l’assedio, la fame indotta e la distruzione scientifica delle risorse genetiche dei semi vengono usati come spietati strumenti di punizione collettiva e di annientamento, di genocidio, contro il popolo palestinese a Gaza. Ma lo vediamo anche in ogni scenario di crisi globale: dal blocco dei corridoi del grano alle speculazioni finanziarie spregiudicate sui mercati alimentari, dove pochi fondi d’investimento scommettono sulla siccità o sulla carestia per gonfiare i propri profitti sulla pelle dei popoli affamati.
Per noi la Palestina resta la bussola morale. Lo resta per la sete di giustizia che incarna, e spiega perché questa festa dedica da anni tanto spazio a ciò che accade in quella terra. Non eravamo, non siamo e non saremo mai indifferenti alla causa palestinese: la Palestina ci mostra la forma più estrema della sopraffazione del capitale, dell’apartheid e del colonialismo sulle persone e sulle risorse, ed è lì che si misura la tenuta della nostra umanità. La Notte Verde ripone al centro questo grande tema, per non smarrire le nostre coordinate umane, soprattutto. E per ricordarci l’essenza di questa festa: noi non abbiamo cartoline patinate da mettere in mostra.
La Notte Verde non nasce per questo e non resiste da quindici anni – a costo di enormi sforzi e sacrifici per una piccola associazione come la nostra – per distrarsi o per distrarvi. La Notte Verde esiste per continuare a interrogare, a infastidire, a mettere in luce i nessi profondi tra ciò che accade intorno a noi. Dalla nostra terra di Puglia al resto del mondo: alla Palestina oppressa prima di tutto, ai Balcani devastati e svenduti dalla speculazione, a tutte le periferie umane e ambientali schiacciate dalla guerra e dai profitti dei pochi.
Questa è e resterà sempre una festa libera, gratuita, accessibile, pensata per smontare le barriere fisiche, economiche e culturali e per condividere saperi che liberano le persone e le comunità.
Lo abbiamo detto più e più volte in tutti questi anni, ma stasera lo gridiamo con la forza di chi non ha intenzione di trattare: la Notte Verde non serve per fare una passeggiata tra le bancarelle. Non serve per guardarci allo specchio, darci una pacca sulle spalle e dirci quanto siamo belli, bravi e alternativi.
La Notte Verde non è un’isola felice dove rifugiarsi per tre sere. La Notte Verde è un cantiere di lotta e di collisione frontale. Serve per schiantarsi a muso duro contro le storture, i crimini e le fratture che la questione del cibo, la crisi ecologica, l’agricoltura e le guerre del nostro tempo ci impongono ogni singolo giorno.
In questi tre giorni abbiamo preteso di rimettere al centro una verità che il potere politico ed economico cerca disperatamente di nascondere: l’agricoltura è uno dei più potenti dispositivi politici del nostro tempo.
Non è folklore rurale, non è la narrazione tossica del Made in Italy che nasconde lo sfruttamento, non è la marchetta del foodporn per turisti benestanti. Chi controlla cosa si coltiva, chi detiene i brevetti delle sementi privatizzando il codice genetico della vita, chi gestisce l’acqua come una merce e chi specula sulle materie prime, sta decidendo chi ha il diritto di vivere e chi deve essere affamato. Sta decidendo la struttura sociale di un Paese.
Rivendichiamo con orgoglio la matrice pacifista, antirazzista e intransigentemente antifascista di questa piazza.
La nostra pace non è la tregua ipocrita dei governi: è il disarmo immediato della finanza speculativa, è lo smantellamento del complesso militar-industriale, è la fine di ogni occupazione e l’abbattimento di ogni confine.
Il nostro antifascismo è la difesa quotidiana della terra comune contro chi vuole recintarla e trasformarla in profitto aziendale.
Il nostro antirazzismo è l’attacco diretto alla violenza della politica e del capitale sui corpi e sulle vite degli ultimi.
Ecco perché l’apertura di questa quindecima edizione ha preteso il ricordo per l’assassinio di Sacko Bakari, ammazzato a Taranto da un ragazzino mentre andava a guadagnarsi il pane sui campi. Quello di Sacko non è un incidente. È la conseguenza diretta di una politica che oggi soffia sull’immigrazione e sugli ultimi per gonfiare il vento del razzismo.
Dobbiamo interrogarci molto sulle politiche migratorie in corso, sulla gestione dei flussi, sul caporalato selvaggio e anche sulla denigrazione e l’odio per chi viene da Paesi terzi. Perché non sono disfunzioni: sono ingranaggi perfettamente funzionali a mantenere ricattabile una manodopera indispensabile per mandare avanti il Made in Italy alimentare. Ricordare Sacko Bakari qui stasera significa ricordarci da dove veniamo e chiamare le cose con le parole giuste: anche in Italia, in Puglia, nel 2026, si uccide per razzismo. Ai figli di Sacko, nati qualche giorno fa e che cresceranno senza padre, arrivi allora la vicinanza, l’applauso e il benvenuto alla vita di questa piazza.
Nulla di questa resistenza sarebbe possibile senza chi cammina con noi condividendo questa trincea.
A nome di tutta l’associazione, voglio ringraziare il Comune di Andrano. E all’interno dell’amministrazione, il nostro pensiero e il nostro abbraccio vanno al Sindaco Salvatore Musarò: a lui va la nostra profonda vicinanza e l’augurio di una pronta guarigione, ringraziandolo per l’umanità rara che lo contraddistingue e per l’attenzione sincera che ha sempre dimostrato verso la Notte Verde, anche da posizioni politiche diverse dalle nostre.
Ringrazio l’Auser per la presenza costante e quotidiana dei nostri anziani in questi 15 anni: nonno Vittorio con la sua prima semina a spaglio insieme a nonno Vito hanno ispirato Mauro Bubbico per l’immagine del seminatore di stelle che è il simbolo della Notte Verde 2026.
Ringrazio il GUS (Gruppo Umana Solidarietà), compagne e compagni di strada con cui continuiamo a costruire bellezza perché uniti da ideali comuni. Ringrazio la Scuola di Reportage Narrativo “Alessandro Leogrande”, perché ci aiuta a smontare le bugie del potere attraverso l’informazione indipendente e d’inchiesta. Ringrazio ciascuna delle realtà contadine, sociali e di movimento che compongono la rete con cui lavoriamo ogni giorno e non solo il 31 agosto.
Consentitemi ora un passaggio. Parlo dei nostri volontari e volontarie solo una volta all’anno e lo faccio solo il 31 agosto su questo palco. Stavolta, come ultima volta da presidente di Casa delle Agriculture, dopo nove lunghissimi anni.
È stato un periodo duro, faticoso, complicato. Avete risposto serrando ancora di più i ranghi, per sorreggerci a vicenda l’un l’altro. Vi sono personalmente grata per questo. Se siamo ancora qui a testa alta, lo dobbiamo unicamente a voi, voi che non siete “forza lavoro a costo zero”, ma la prova vivente e politica che l’autogestione, la cooperazione e la solidarietà sono infinitamente superiori a qualsiasi altra logica che ci vuole sempre più soli. Forse siamo visti come quelli “un po’ strani”, quelli che ancora si chiamano compagni e compagne. Va bene così: voi siete l’antidoto vivente all’individualismo che questo sistema prova a iniettarci ogni giorno. Il vostro sudore, il vostro pensiero, il vostro tempo donato sono un atto d’amore, di riscatto e di profonda cura.
E stasera, la nostra lotta e il nostro abbraccio più grande vanno a due compagni che per quindici lunghi anni hanno mandato avanti il cuore pulsante, politico e umano di questa festa, la nostra cucina: Donatella e Domenico. La loro resistenza è la nostra resistenza. Li aspettiamo qui, in prima linea, dove abbiamo ancora troppe battaglie da combattere e da vincere insieme.
Non vi lasciamo con risposte comode stasera. A chiunque sia venuto qui in questi tre giorni, a chiunque attraverserà questa piazza prima che le luci si spengano, noi vorremmo consegnare la nostra inquietudine.
Non vogliamo darvi risposte che vi facciano dormire sonni tranquilli. Vogliamo che questa inquietudine vi resti dentro come un lievito, che vi bruci nelle tasche anche domani mattina quando tornerete alle vostre vite quotidiane, e vi costringa a chiedervi:
Perché accade tutto questo? Perché accettiamo questa violenza? Cosa si deve fare? E soprattutto: cosa possiamo fare noi, a partire da noi stessi, dalle nostre terre, dai nostri corpi e dai nostri gesti collettivi?
La terra non appartiene alle multinazionali. La terra non appartiene alla finanza. La terra appartiene a chi la cura, a chi la difende, a chi ci suda sopra e a chi rifiuta di piegare la testa.
Coltivare la terra è un atto di pace, difenderla è un atto di libertà.
Fino alla fine, buona lotta e buona Notte Verde a tutte e a tutti noi!